Diritto d'autore..questo sconosciuto
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venerdì 4 agosto 2017

Il blog va in vacanza.

Come di consueto il blog per buona parte del mese di agosto andrà in vacanza.
E' stato un anno molto intenso, ricco di spunti ed ovviamente bagnato sempre da buona birra artigianale!

L'attività a pieno regime riprenderà verso la fine di agosto, ma non temete...non vi lascio certo a bocca asciutta.
Seguitemi sulla pagina Facebook ufficiale per restare aggiornati sulle mie bevute durante le vacanze, che non mancherò di condividere con voi, connessioni permettendo.
Mi trovate anche su Twitter a questo indirizzo
Questo è invece il mio nick su Untappd; mentre questa la mia pagina Instagram.

Vi auguro una buona estate sotto il segno della birra artigianale!
Cheers!

giovedì 3 agosto 2017

Tasting night con le birre polacche di Artezan, Pracownia Piwa e Widawa.

Ultimo appuntamento prima della pausa estiva con i nostri consueti tasting. Stavolta abbiamo dedicato l'intera serata alla fervente scena polacca.

Forse abbiamo osato questa volta, stappare cinque birre di notevole potenza alcolica con le temperature torride che si stanno registrando in questi giorni, ci sembrava un'idea proibitiva...ma ce l'abbiamo fatta!
Tasting night con birre polacche di Artezan, Pracownia Piwa e Widawa birre recensione blog birra artigianale

Seguo sempre con grande attenzione la scena polacca, che da qualche anno a questa parte ha prodotto diversi birrifici eccellenti oltre che manifestazioni di tutto rispetto. Da ciò che leggo in giro e da quello che saltuariamente mi capita di bere, mi sono fatto l'idea di una scena molto interessante, con uno zoccolo duro di appassionati veri a forti tinte geek devo ammettere, ma che rendono il tutto stimolante per gli addetti ai lavori, dai birrai ai publican. E la cosa mi è stata confermata anche da alcuni ragazzi polacchi con cui ho piacevolmente passato un pomeriggio di qualche settimana fa. Grazie a loro poi ho iniziato a leggere con molto piacere il blog di Tomasz Koypra.

lunedì 31 luglio 2017

Brasserie de Bastogne - Ardenne Saison

La Ardenne Saison è una delle produzioni più apprezzate della Brasserie de Bastogne, bella realtà della provincia vallone del Lussemburgo (provincia del Belgio).

Uno degli stili che tendo a bere con maggiore frequenza durante la stagione estiva sono le saison, birre gustose, corroboranti e dall'alto potere rinfrescante.
E allora ho approfittato dell'arrivo del famigerato anticiclone Caronte, per barricarmi in casa e stappare la Ardenne Saison della Brasserie de Bastogne.

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La Brasserie de Bastogne prende il nome dall'omonimo cittadina belga. teatro della sanguinosa battaglia delle Ardenne avvenuta durante la Seconda Guerra Mondiale e che vide contrapposti l'esercito tedesco a quello americano con la vittoria finale di questi ultimi, che tuttavia ne uscirono decisamente provati e ridotti in termini numerici.
Lasciamo la triste storia della guerra e torniamo al birrificio che vede la luce a Vaux-sur-Sûre (a pochi km da Bastogne) nel 2008 ad opera dei coniugi Philippe e Catherine Minne. Il progetto viene avviato come beerfirm presso gli impianti della Brasserie de Rulles. Alla causa di unisce ben presto Philippe Meurisse, proprietario di una fattoria a pochi passi dalla cittadina, e intenzionato a diversificare la propria attività con l'avvio di un birrificio. Nasce così ufficialmente la Brasserie de Bastogne, che si fa conoscere al grande pubblico con la belgian ale Troufette,  tutt'oggi cavallo di battaglia del birrificio.

lunedì 24 luglio 2017

Blackberry Farm Brewery - Brett Fruit Blend 2016

Esordio sul blog per una piccola ma interessante realtà del Tennessee. Ecco la Brett Fruit Blend della Blackberry Farm Brewery.


Walland, Tennessee. E' lì che idealmente ci trasferiamo stappando questa Brett Fruit Blend.
La Blackberry Farm Brewery si trova all'interno di un magnifico resort incardinato nel paesaggio delle Great Smoky Mountains ed esteso per circa 9.200 ettari. Il complesso è davvero immerso in un'atmosfera di quiete e relax. Le birre prodotte in loco quindi, sono solo una dei tanti servizi che Mary Celeste Beall, proprietaria del complesso, offre ai propri ospiti. Qui trovate una panoramica con una ricca gallery di foto mozzafiato. Qualora vogliate rigenerarvi anima e corpo fra le montagne del Tennessee, questo resort potrebbe fare al caso vostro.
Blackberry Farm Brewery - Brett Fruit Blend 2016 recensione birra diario birroso blog birra artigianale
Ma torniamo al birrificio, che fissa il suo core range su birre di ispirazione belga, soprattutto saison. Ne esistono quattro, che riprendono ovviamente nomi e stagionalità dell'anno, oltre alla classica che è  sempre disponibile. Non mancano tuttavia interessanti sperimentazioni, con frutta, utilizzo di botti e persino cereali locali. Elegante e curato il packaging scelto che prevede bottiglie da 37,5 o 75 cl con tappo in sughero naturale. In Europa stanno arrivando diverse referenze da circa un annetto, a costi non proprio economici tuttavia.


lunedì 10 luglio 2017

The Lost Abbey - Devotion

Approda sul blog un'altra grande birra targata The Lost Abbey, il birrificio californiano che ha incentrato buona parte delle sue produzioni alla scuola belga. Ecco la Devotion, un omaggio alle belgian blonde ale!

Stappare una birra Lost Abbey non è una cosa da tutti i giorni, vuoi per i prezzi non proprio economici, vuoi per una certa difficoltà di reperimento delle bottiglie, si finisce sempre per rimandare gli incontri con queste produzioni.
Devo ammettere tuttavia, che negli ultimi 2 anni le cose sono un po' cambiate; le birre californiane arrivano in Italia con una discreta continuità. Nel tempo ho quindi recuperato diverse referenze per la mia cantina; e in contemporanea cerco di concedermi qualche esemplare almeno un paio di volte all'anno.

The Lost Abbey Devotion birra blog birra artigianale

La Devotion fa parte della linea prodotta tutto l'anno, ed inoltre è disponibile ad un prezzo decisamente più accessibile rispetto agli standard del birrificio. La solita meravigliosa etichetta, raffigura un campo con verdeggianti filari di luppolo davanti ad un edificio campestre con accanto uno religioso (forse un monastero) e un trattore in primo piano.


martedì 4 luglio 2017

Birre d'estate. Ecco 5 stili su cui puntare.

Cinque birre per affrontare al meglio l'estate e il suo torrido clima!

"Luglio col BERE che ti voglio..."...potremmo prendere in prestito la melodia di questa vecchia canzone di Riccardo Del Turco per iniziare questa prima settimana di luglio.
Giugno dal canto suo ci ha dato un assaggio delle probabili temperature che saremo costretti sopportare in questa estate!

Birre d'estate. Ecco 5 stili su cui puntare.

I telegiornali e medici ripetono come ogni anno il mantra: bere molto/non uscire nelle ore calde.
E allora conviene seguire il consiglio...uscire di sera, recarsi al pub e bere qualche birra adatta per l'estate. Eccone 5 esempi!

1) SAISON. Della storia delle saison ve ne ho parlato diffusamente in questo confronto. Negli ultimi tempi sono cresciute le interpretazioni di questo storico stile in chiave moderna, magari con luppolature massicce che in accoppiata con il lavoro del lievito, creano prodotti molto interessanti. E' il caso della Deville di Hammer, una hoppy saison piacevolmente acidula e speziata, con un finale molto secco. Provare per credere!

lunedì 3 luglio 2017

Birrificio del Ducato vende una quota a Duvel.

Era nell'aria da qualche giorno ma ora è ufficiale: Birrificio del Ducato ha venduto una quota all'industria Duvel Moortgat.
Di seguito il comunicato stampa:
BIRRIFICIO DEL DUCATO annuncia di aver scelto di intraprendere una direzione di consolidamento della propria struttura, senza voler passare dagli istituti bancari.
Si è deciso, infatti, di realizzare una sinergia con un importante gruppo di settore, che così ben comprende le dinamiche e le esigenze di un produttore di birra, ma con importanti e chiari punti di sintesi, che contraddistinguono l’accordo:

- SI CEDE UNA QUOTA DI MINORANZA, AL FINE DI POTER OTTENERE LE RISORSE NECESSARIE DA DESTINARE AL BIRRIFICIO DEL DUCATO, CHE COSI’ E’ IN GRADO DI PROGETTARE E DI REALIZZARE GLI INVESTIMENTI RITENUTI NECESSARI;
- L’ATTUALE PROPRIETA’ (GIOVANNI CAMPARI E MANUEL PICCOLI) MANTIENE MAGGIORANZA E DUNQUE IL CONTROLLO, PER ASSICURARE IL PROSEGUIMENTO DELLA IDENTITA’ DEL BIRRIFICIO DEL DUCATO, IL PROPRIO POSIZIONAMENTO,
LE MODALITA’ CON LE QUALI PRODUCE LA BIRRA E SI PONE SUL MERCATO.
L’impegno della proprietà e di tutti i collaboratori del Birrificio del Ducato,
sarà garantito e sarà ulteriormente valorizzato nel prossimo futuro.
Birrificio del Ducato ha deciso di collaborare con un partner, che ha fornito un contributo finanziario, ma che vista la sua importanza nel settore, dispone di una cultura e una tradizione di birra davvero approfondita, consapevole delle esigenze degli operatori del comparto e che dunque è in grado di aiutare a fronteggiare la crescita e gli investimenti.
L’obiettivo è creare una collaborazione che ci permetta di crescere, senza passare dalle banche. "In tutti questi anni abbiamo sostenuto la crescita della Birrificio ricorrendo a prestiti bancari e con mezzi propri", afferma il co-fondatore Manuel Piccoli. "Abbiamo raggiunto diversi obiettivi, a volte con grande difficoltà e le banche non sempre hanno capito il valore della nostra attività. Oggi vogliamo continuare ad affrontare la crescita con un partner che ha molto familiarità con il mondo della birra artigianale e ci può accompagnare nel nostro cammino. Abbiamo quindi stipulato un accordo di partnership con Duvel Moortgat ".
"Duvel Moortgat è entrato con una partecipazione di minoranza e non interverrà nelle decisioni di organizzazione e produzione", dice il co-fondatore Giovanni Campari.
"La gestione di Birrificio del Ducato rimane e rimarrà con noi fondatori: infatti Manuel e io abbiamo reinvestito nel birrificio stesso i proventi delle quote cedute".
Duvel Moortgat, fondata nel 1871, è un birrificio belga a conduzione familiare, altamente rispettato nel mondo delle birre artigianali, produce autentiche specialità come Duvel, Chouffe e Liefmans e vanta importanti partecipazioni in birrifici come Firestone Walker (USA), Boulevard (USA), Ommegang (USA), ‘t IJ (NL). Conosce pertanto le esigenze dei birrifici artigianali che cercano di produrre qualità.

Ricordo anche la legge italiana in materia che specifica cosi:
Si definisce birra artigianale la birra prodotta da piccoli birrifici indipendenti e non sottoposta, durante la fase di produzione, a processi di pastorizzazione e di microfiltrazione. Ai fini del presente comma si intende per piccolo birrificio indipendente un birrificio che sia legalmente ed economicamente indipendente da qualsiasi altro birrificio, che utilizzi impianti fisicamente distinti da quelli di qualsiasi altro birrificio, che non operi sotto licenza di utilizzo dei diritti di proprietà immateriale altrui e la cui produzione annua non superi 200.000 ettolitri, includendo in questo quantitativo le quantità di birra prodotte per conto di terzi.

Pertanto da oggi un altro storico birrificio italiano non può più essere considerato (a livello anche legale) artigianale.

lunedì 26 giugno 2017

Gueuze a confronto. Hanssens, Tilquin, Boon, 3 Fonteinen, Cantillon.

Abbiamo degustato in parallelo ben cinque gueuze dei migliori produttori belgi. Ne è venuta fuori una degustazione interessante e godibile oltre che altamente didattica.

Qualche settimana fa ho colto l'invito di Edoardo, proprietario del mio beershop di fiducia Amarillo34, ad organizzare una degustazione in parallelo di diverse gueuze.
Non ho certo perso questa occasione e presto detto abbiamo recuperato 5 gueuze, fra i migliori esponenti attualmente disponibili sul mercato. Tre produttori veri e propri: Cantillon, 3 Fonteinen  e Boon, e ben due assemblatori; Hanssens e Tilquin.
Prima di iniziare a riportarvi le mie impressioni, giova fare un brevissimo passo indietro.

Tutto inizia con il lambic, forma primordiale di birra, incardinata in maniera imprescindibile nel suo territorio di appartenenza, il Pajottenland, zona del Belgio nei dintorni di Bruxelles.
La tradizione e il forte legame di appartenenza con il passato, nella produzione del lambic è tutto!
Un disciplinare da seguire pedissequamente, senza possibilità di scorciatoie moderne. Una percentuale di frumento non maltato (30%), luppolo vecchio di circa 3 anni (surannè), raffreddamento in vasche aperte, riposo in botti per svariati mesi. Tutto è disciplinato qui.
Dal lambic vedono la luce altre tipologie, che prevedono diverse metodologie produttive: lambic alla frutta (kriek e framboise sopratutto), e faro, lambic a cui viene aggiunto dello zucchero al momento della mescita (almeno tradizionalmente era così). La terza strada nata dal lambic è quelle delle gueuze (oude gueuze), ossia l'assemblaggio di lambic di diversi anni  che attiva la successiva rifermentazione in bottiglia.
Paradossale è la mutevole storia di questa produzione, che probabilmente deve il proprio nome dal termine gueux, ossia pezzente; in quanto era molto diffusa fra il ceto meno abbiente, rispetto invece al vino che era di esclusivo appannaggio della popolazione più ricca. Dicevo paradossale, in quanto oggi reperire degli ottimi esemplari vuol dire un esborso economico non indifferente.

martedì 20 giugno 2017

Harviestoun Brewery - Ola Dubh 18 Years Special Reserve

Il piccolo birrificio scozzese sforna diverse referenze interessanti. La linea delle Ola Dubh è un ottimo esempio. Ecco la versione 18 Years Special Reserve.

Ho approfittato di un'insolita serata fresca e ventilata per tirare il collo ad una birra proveniente dall'interessante progetto di invecchiamento del birrificio scozzese Harviestoun, di cui ho scritto qui.
Harviestoun Brewery - Ola Dubh 18 Years Special Reserve birra recensione
Credits
La base di partenza è la mia porter preferita, la Old Engine Oil, intensa e ricca punta di diamante della solida linea di Harviestoun.
L'idea è quindi quella di lasciar riposare questa birra in botti provenienti dalla distilleria Highland Park! Inizialmente erano tre le botti selezionati per questo progetto; 12, 16 e 30 anni.

lunedì 19 giugno 2017

Birre vintage e cantina. La mia esperienza.

Avete in programma di mettere a riposare qualche bottiglia degna di nota? Ecco qualche consiglio dettato dalla mia piccola esperienza!

Ci risiamo, anche quest'anno il caldo ha iniziato ad essere l'assoluto protagonista di questo giugno!
E come ogni anno si ripropone il problema delle temperature elevate anche nel luogo in cui conservo le mie birre!
Credits
Facciamo un passo indietro però, perché voglio spendere due righe propedeutiche per la fase successiva, ossia quella della conservazione e della gestione di una vera e propria cantina.
Scrissi un intero articolo sull'invecchiamento delle birre, ma mi sembra opportuno riportare qualche considerazione anche in questa occasione!
Partiamo subito col dire che in un buon 70% dei casi l'invecchiamento porta più rischi che benefici.
Stappare una birra che nel frattempo è stata mangiata dal tempo è una possibilità che dobbiamo sempre avere presente se decidiamo di portare avanti un'idea di vintage.
I fattori che influenza la riuscita o meno di un buon invecchiamento sono molteplici, ma la sola cosa certa è che non vi è nessun metodo scientificamente provato che disciplini il modus operandi per ottenere il risultato ottimale. E' tutto (o quasi) nelle mani della dea bendata. Ma qualche margine di autonomia lo abbiamo anche noi, ci mancherebbe..altrimenti sarebbe come giocare al gratta&vinci.

martedì 13 giugno 2017

Se l'industria acquista i siti di rating

Qualche considerazione in merito all'ultima novità in tema di acquisizioni da parte dell'industria. Dopo i birrifici. è stata la volta del più famoso sito di rating: Ratebeer!

In questo inizio di giugno molte delle notizie del web beer oriented riguardano le strategie delle multinazionali del settore per cercare di scardinare il microcosmo craft.
Fare una cronistoria completa degli attacchi dell'industria al mondo artigianale sarebbe davvero complessa oltre che lunga.
La prima volta che parlai di questa lotta in atto fu in occasione dell'acquisizione di Ballast Point ad opera del colosso Constellation Brands; che pur non rappresentando di certo una novità nel mondo craft americano, a suo modo poneva ancora di più forti dubbi sul destino dell'indipendenza dei birrifici artigianali.
In Italia ci siamo accorti di questa guerra in atto molto tempo dopo; dapprima con il tentativo pretenzioso e assurdo di Carlsberg nei confronti del locale romano Luppolo Station, chiusosi con un nulla di fatto, come ampiamente preventivabile.
Il vero shock il mondo della birra artigianale italiana lo ha avuto con l'acquisizione da parte di AB-InBev di Birra del Borgo, una delle realtà italiane più floride nonchè uno dei birrifici che ha contribuito in maniera fondamentale alla crescita della scena italica.
Forse solo allora anche il neofita ha preso coscienza della vera minaccia dell'industria.
Se l'industria acquista i siti di rating ratebeer untappd
Credits

L'ultima azione di questo grande disegno è stata l'acquisizione  (in parte) di Ratebeer sempre ad opera del colosso AB-InBev, vero padrone del mercato della birra mondiale. Non era mai accaduto prima d'ora che il lato oscuro (passati il termine un pò cinematografico) si spingesse persino nei territori più inesplorati anche dagli appassionati stessi, le terre dei raters!
Se seguite il mio blog avete sicuramente già sentito parlare di Ratebeer, il più grande e famoso sito di beer  rating che ha visto aumentare notevolmente la sua popolarità grazie alle annuali classifiche che vengono stilate a fine anno. Migliori birre, migliori birrifici, i migliori esempi declinati stile per stile, e persino i migliori utenti, i raters più prolifici. Insomma un meccanismo mica male, che negli anni ha ingolosito la comunità di raters sopratutto perchè spesso i birrifici premiavano gli individui più prolifici a suon di birre celebrative.
Un mondo dai contorni folli ma decisamente interessante.

lunedì 5 giugno 2017

La battaglia dell'industria contro la birra artigianale finisce in una fiction!

Nella puntata di Tutto Può Succedere 2, una scenetta davvero singolare ha messo in risalto, in maniera negativa, la birra artigianale.

Non seguo molto la tv nazionale, men che meno le fiction che generalmente spopolano; ma nei giorni precedenti una scena dell'ultima puntata di Tutto Può Succedere 2, è balzata agli occhi dell'appassionato nostrano.
La puntata potete rivederla a questo link e la scenetta incriminata la trovate al minuto 19 circa.

In pratica i due protagonisti bevendo una birra iniziano ad aggettivarla in maniera dispregiativa chiedendosi se sia potabile. Viene inoltre precisato che quella birra è una birra artigianale.
La fiction targata Rai è molto seguito, potendo vantare infatti uno Share 18%, ossia 4 milioni di spettatori. Capite bene che un messaggio denigratorio, fuorviante e generalizzato sulla birra artigianale ha un impatto notevole sulla sua immagine.

Unionbirrai ha emesso un comunicato stampa in cui condanna fermamente questo tentativo di screditare il lavoro di tanti artigiani che producono eccellenze italiani.
Lungi da me dire che tutta la birra artigianale è buona, ma generalizzare è sempre errato, sia da una parte che dall'altra.
Di seguito il comunicato stampa.
La birra artigianale italiana discreditata nella fiction “Tutto può succedere” in onda su RAI 1Roma, 5 giugno 2017 – Il giorno 1 giugno, su RAI 1, alle 21.25, è andata in onda la fiction “Tutto può succedere”.Succede, in effetti, di tutto. All’interno del programma si assiste ad una denigrazione della birra artigianale che questo Direttivo non può non stigmatizzare.Nel botta e risposta tra due protagonisti – solo per fare un esempio “assaggia e dimmi se è potabile questa bevanda”, “fa schifo”-, vi si riconosce l’esplicito intento degli autori, in modo peraltro chiaramente decontestualizzato dalla trama, di far passare il messaggio per cui birra artigianale equivale a birra di scarsa qualità. Stante la diffusione nazionale del format televisivo (Share 18%, 4 milioni di spettatori), nonché la sua popolarità, pare ancora più evidente la volontà di gettare discredito su un prodotto che ad oggi rappresenta una delle eccellenze nell’ambito agroalimentare italiano, proprio per la selezione di ingredienti naturali di alta qualità e per il particolare processo produttivo che mira ad esaltarne il gusto ed il pregio organolettico.La birra artigianale, che questa associazione di categoria tutela e diffonde da anni a livello nazionale e internazionale, rappresentando un punto di riferimento con 200 aziende associate, conta oltre 1000 etichette italiane ed impiega 2000 persone, che arrivano a toccare quota 4000 con l’indotto. Non solo. Il prodotto artigianale non si propone al consumatore con i medesimi standard seriali delle multinazionali. Per questo motivo la birra artigianale ha ricevuto adeguato riconoscimento anche dalla legge italiana che nel 2016 ne ha definito, tutelandolo, il metodo produttivo. L’aver inserito in una fiction di successo frasi quali quelle che abbiamo ascoltato e riportato testualmente, significa procurare un danno alle centinaia di piccoli produttori indipendenti di birra artigianale che, non senza difficoltà, si muovono per portare valore in ambito brassicolo.Quanto avvenuto è per noi inqualificabile ed integra quegli estremi di gravità per il quale Unionbirrai si riserva il diritto di agire per via legale.

mercoledì 31 maggio 2017

Tempest - Bourbon Barrel Mexicake

Torna su Diario Birroso il birrificio scozzese Tempest e lo fa con una creazione limited edition, la Mexicake Bourbon Barrel.

La creatura di Gavin Meiklejohn, ex cuoco con la passione per l'homerbrewing, nasce nel 2010 in Scozia e da allora ha iniziato ad inanellare premi e consensi nazionali ed internazionali.
Feci una ricca panoramica sulle produzioni Tempest in questo articolo di inizio anno.
Tempest Bourbon Barrel Mexicake birra recensione diario birroso blog birra artigianale

Della Mexicake invece ve ne parlai raccontandovi una delle nostre classiche degustazioni random in quel di Amarillo 34. Trovate qualche appunto qui.
La Mexicake prende spunto dal filone americano (credo) di quelle imperial stout con peperoncino ed altre spezie che trovano posto della torta messicana detta anche pastel de chocolate mexicano.
Non ci vuole molto a capire che trattandosi di Messico, il peperoncino è l'elemento cardine in molte ricette; non fa eccezione questa torta che prevede anche diverse spezie fra cui cannella e vaniglia, oltre ovviamente al cioccolato! Se volete cimentarvi nel farla, questa ricetta mi sembra interessante.
Non ho ancora avuto il piacere di assaggiare un pastel de chocolate mexicano, ma di birre che ne traggono ispirazione ne ho bevute diverse e la versione di Tempest mi sembra una fra le migliori.

venerdì 26 maggio 2017

Ca' del Brado - Piè Veloce Brux & Invernomuto

Oggi ospito sul blog un progetto davvero interessante, forse unico nel panorama italiano: Ca' del Brado, cantina brassicola bolognese specializzata negli affinamenti in legno.

Nel mio primo incontro con Ca' del Brado vi avevo già accennato alla complessità del progetto, ma ora è giunto il momento di provare a delineare qualche tratto più dettagliato della loro mission e ovviamente delle loro creazioni.
Ca' del Brado Piè Veloce Brux Invernomuto birra blog birra artigianale diario birroso

Tutto parte dall'Associazione brewLab creata da Luca Sartorelli, ingegnere di professione che viene travolto dal mondo artigianale nel 2008 durante un viaggio a Denver. Coinvolge nel progetto brewLab altri due amici, Marco Di Bacco detto Quark e Andrea Marzocchi. Negli anni opera didattica e di diffusione dell'associazione cresce fino a portarli all'organizzazione di Birrai Eretici, il festival che dal 2013 nasce con l'intento di celebrare non solo la buona birra ma anche e sopratutto gli attori che ne fanno parte. Annualmente la proposta del festival infatti racchiude molti pub e publican proveniente da tutta Italia con l'unico intendo di dare vita ad un unico grande pub all'aperto.

Il sito Ca' del Brado è uno dei più curati e dettagliati di tutto il panorama italiano, che molto spesso trascura troppo questo aspetto comunicativo che al giorno d'oggi è invece estremamente importante. E' persino prevista una sezione dove inserire il codice del lotto della bottiglia degustata per sapere l'identikit del contenuto, dal tipo di mosto all'affinamento. Onestamente non avevo mai visto tanti dettagli su un sito ufficiale, anche a livello globale, non solo italiano. Bravi davvero.
Ricostruire quindi la storia di questa cantina brassicola, come viene definita dagli stessi ideatori, è stato un compito molto semplice nonché interessantissimo.
Eravamo rimasti ai tre amici e le loro serate sotto il segno di brewLab. L'idea di iniziare a "mettere le mani" ancor di più nel mondo artigianale, avviene quasi per caso, una sera - come raccontato sul sito- tornando da un evento a tema. I tre amici decidono di coinvolgere nella squadra Matteo D'Ulisse, che di fatto è divenuto da subito la mente del progetto Ca' del Brado. Progetto che in realtà vede in Govo (al secolo Enrico Govoni), birraio del birrificio Vecchia Orsa, a fare la parte del comburente, per quella che era ormai divenuta un'esplosione di idee innovative in campo brassicolo.
Ca' del Brado Piè Veloce Brux Invernomuto birra blog birra artigianale diario birroso
Credits
La parte interessante della storia, oltre ai prodotti ovviamente, sta nel fatto che Ca' del Brado non possiede un impianto e non è quindi un birrificio (pur possedendone la qualifica legale); è una cantina brassicola. Acquista cioè il mosto da altri birrifici, dandone precise indicazioni, per poi farlo fermentare ed affinarlo nella bottaia composta da 2 foeders (botti da oltre 1000 litri), 10 tonneau da 500 litri circa e 9 barriques da 225 litri circa precedentemente utilizzate per la produzione del vino.

In un mondo dove (a torto) il luppolo viene messo sul piedistallo ed adorato come unico Dio, i ragazzi di Ca' del Brado cercano di ridare lustro ad uno degli elementi più importanti e dinamici nella produzione della birra: il lievito! Hanno costruito un vero e proprio laboratorio dove studiano, analizzano e propagano diverse tipologie di lievito che vengono poi usate per fermentare il mosto.
Se nel mondo dei lieviti ce n'è uno che gode di grande ammirazione ed interesse da parte di birrai ed appassionati, è il Brettanomyces. Da qui parte l'idea di studiare e creare birre 100% brett, ossia fermentate con questa tipologie di lieviti anche in primaria, quando normalmente avviene nella secondaria.

lunedì 22 maggio 2017

Primavera e primi caldi. Ecco 5 birre per rinfrescarsi!

Puntualissimo il caldo di maggio ci ha già dato un assaggio della sua potenza di fuoco. Occorre quindi correre immediatamente ai ripari. Ecco le 5 birre per combattere questi caldi primaverili.

Nonostante il weekend che è appena passato è stato all'insegna di piogge torrenziali e vento fresco, questo maggio ha già mostrato la sua indole nelle scorse settimane, facendo sfiorare le colonnine di mercurio ai 30 gradi!
Capite bene che sopportare tali temperature prima che arrivi l'estate è un'ardua impresa; per me che non ho particolare feeling con le belle stagioni poi, è davvero un supplizio.
Primavera e primi caldi. Ecco 5 birre per rinfrescarsi! Mini Hammer Salada Lariano Estivale La Rulles NEIPA Crak Oude Geuze blog birra artigianaleDiventa quindi un imperativo recarsi in qualche locale a bere qualche birra per rinfrescarsi!
Al pari degli anni passati, ecco allora le 5 birre per rinfrescarsi in questo maggio torrido!

1) MINI - HAMMER. Partenza alla grande con uno dei miei birrifici preferiti. La creatura di Marco Valeriani (qui la mia intervista al Birraio dell'Anno) sta sfornando perle su perle, e questa Mini non fa eccezione. Nata come evoluzione della one shot del progetto Workpiece, la Mini entra nella produzione base del birrificio nella primavera di quest'anno. Luppolata con Mosaic e Citra, si presenta con una veste d'oro e un bel cappello di schiuma compatta e di buona persistenza. Eccezionale freschezza al naso, complice anche una data di produzione recentissima, dove emergono note di frutta esotica e di agrumi con quella suggestione che gli americani chiamano dank. La bevuta scorre veloce con punte agrumate e un finale intensamente amaro e secco. E' la mia birra dell'estate senza ombra di dubbio.

mercoledì 17 maggio 2017

Bevute da supermercato: Duvel - Tripel Hop Citra

Dopo un breve periodo di assenza torna la rubrica dedicata alle birre acquistabili al supermercato. Oggi vi parlo dell'ultima nata in casa Duvel, la Tripel Hop Citra!

In questo articolo vi spiegai che non sempre è necessario recarsi al beershop per bere una buona birra. Con una buona dose di fortuna, alcune accortezze e sopratutto con la consapevolezza di trovarsi di fronte ad un compromesso fra una buona qualità ad un prezzo conveniente!

9 volte su 10 io acquisto nei beershop, ma ogni volta che faccio la spesa, mi fermo sempre volentieri davanti agli scaffali della GDO dedicati alla birra. Il più delle volte, mestamente tiro dritto, non trovando nulla di interessante, ci sono casi invece (rari in realtà) in cui riesco a mettere qualcosa di interessante nel carrello.
Bevute da supermercato: Duvel - Tripel Hop Citra diario birroso blog birra artigianale
Bevute da supermercato: Duvel - Tripel Hop Citra
Nei primi due appuntamenti con Bevute da Supermercato, vi ho parlato della Leute Bock e della Blanche de Namur, entrambe facilmente reperibili in qualsiasi buon supermercato.
Oggi invece, rimanendo in Belgio, vi parlo della Tripel Hop Citra della famosissima Duvel.
Birrificio che ha contribuito alla storia mondiale della birra con uno dei massimi esempi di belgian strong ale: l'omonima Duvel nata nel 1923.
Ormai divenuto un marchio a diffusione industriale, ha incorporato in sè negli anni diversi microbirrifici europei e persino americani.

lunedì 15 maggio 2017

Rodenbach - Alexander

Dopo 30 anni dalla prima volta, ritorna sul mercato una delle birre più apprezzate di Rodenbach: la storica Alexander!

La storia di Rodenbach parte dalla Renania, e ci parla di un medico dell'esercito che arrivò in Belgio durante il dominio austriaco, sposò una donna fiamminga e si stabilì a Roeselare. Dall'unione nacquero quattro figli, Alexander, Pedro, Ferdinand e Costantijn che decisero, nel 1820, di aprire un birrificio. Per i primi anni, i quattro fratelli gestirono assieme gli affari del birrificio, fino a che nel 1836 Pedro e sua moglie Regina ne presero il controllo fino al subentro del figlio, Eugene nel 1878. La conduzione familiare si dovette interrompere, visto che Eugene non ebbe figli; si pensò quindi di costituire un società che ne prendesse il controllo e ne gestisse le attività. Purtroppo però alla fine degli anni Novanta (1998), il birrificio Rodenbach fu costretto a vendere la totalità delle proprie quote alla Palm Brewery, gruppo industriale belga che nel tempo ha preso il controllo di diversi piccoli produttori belgi.
I prodotti Rodenbach sono considerati all'unisono, grandi esempi di flemish red ale, birre di grande eleganza e complessità, come la Grand Cru definita dal compianto Michael Jackson, il "borgogna del Belgio"
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Rodenbach Alexander 1986 - Credits 
Facciamo un passo indietro e concentriamoci sulla figura di Alexander Rodenbach, che gestì da solo il birrificio per un breve periodo, fino a quando suo fratello Pedro e la moglie ne rilevarono in toto la proprietà. Colpito all'età di 11 anni da un grave malattia che lo portò alla cecità, Alexander, ancor di più del fratello Constantijn, fu una figura di grande rilevanza storica e politica per la città delle Fiandre occidentali sostenendo fervidamente la lotta per l'indipendenza. Nel 1831 sedette per la prima volta nel Parlamento belga e nel 1844 divenne sindaco della cittadina di Rumbeke, dove oggi campeggia una statua in suo onore.

giovedì 11 maggio 2017

Brasserie Thiriez - L'Ambrée d'Esquelbecq

Esordio in grande stile per la Francia brassicola con l'unico stile storico a lei riconducibile: le biére de garde! Ho stappato L'Ambrée d'Esquelbecq!

Diciamoci la verità, la Francia non gode di buona fama fra gli appassionati di birra artigianale. Paese dal forte legame vinicolo che ha mostrato, almeno fino a qualche anno fa, poco interesse verso il mondo brassicolo.
Io stesso credo di aver bevuto forse 2/3 birre francesi, fra l'altro abbastanza trascurabili dai modesti ricordi che ho...
In realtà la Francia, nella fattispecie nella zona del Nord-Pas de Calais, nelle Fiandre francesi, è stata la culla di uno stile storico, forse lontano cugino delle più famose e diffuse (ora) saison belghe.

biere de garde Thiriez - L'Ambrée d'Esquelbecq birra blog birra artigianale

Letteralmente biére de garde significa birra da conservazione. La storia di questo stile, come accennavo, è molto simile a quella delle saison, e quindi più in generale di quell'alveo che le comprende tutte, denominato farmhouse ale; birre prodotte in campagna!
Molto spesso nelle campagne, i contadini possedevano dei birrifici e producevano birra sopratutto durante l'inverno, in quanto i mezzi di refrigerazione non erano ancora diffusi e d'estate si correva il rischio di produrre birre inacidite. Nello splendido contributo di Phil Markowki "Farmhouse Ales: Culture and Craftsmanship in the Belgian Tradition" viene riportato un antico detto francese che ben fotografa la situazione delle campagne dell'epoca: <<Chi vuole, birrifica d'inverno; chi può, birrifica d'estate>>.
Durante i mesi invernali quindi, i birrai producevano due tipologie di birre, meno alcoliche per il consumo immediato, e più alcoliche se destinate al consumo successivo.
Di strettissima connessione vi sono poi le bière de mars, ossia birre di marzo, prodotte in dicembre e destinate al consumo nel mese di marzo. Con l'avvento della tecnologia e con l'innovazione dei sistemi di refrigerazione, questo stile di birra (che si divide in tre varianti: blonde, ambrée ed rouge) è andato via via scomparendo, anche a causa del crescente successo delle lager chiare.
Negli 1945 circa, tuttavia, la Brasserie Duyck decise di riportare in vita questa tradizione, producendo quella che oggi è considerato il paradigma da seguire nella produzione di una biére de garde, la Jenlain! Per ridare lustro a questo stile desueto, il birraio decise di utilizzare bottiglie da champagne e tappo in sughero, dando a queste produzioni un'aurea speciale. La bontà del prodotto e la novità nel packaging, fu la chiave del successo per la Brasserie Duyck che sfondò i confini e arrivò fino a Lille.
Visto il grande successo della Jenlain, anche altri piccoli birrifici francesi decisero di cimentarsi nella produzione di questa tipologia, ridando quindi vita ad un tempo che rischiava di scomparire per sempre!

lunedì 8 maggio 2017

Milano artigianale. Parte III: The Brew e Bere Buona Birra

Terza ed ultima parte del racconto milanese. Stavolta vi racconto la mia visita a due beershop: The Brew e Bere Buona Birra.

Dopo aver fatto il pieno del birrificio svedese Poppels in quel dello Scott Duff Pub nella seconda parte, è arrivato il momento di parlarvi di due beershop della città meneghina.

Partiamo con The Brew Milano Beershop, aperto nel 2015 e sito in Via Pacini 39, a due passi dalla fermata Lambrate della metro.
Le Petite Princesse - Thiriez/Jester King
Locale piccolino ma accogliente e soprattutto fornitissimo. Selezione curata ed ampia, che comprende anche diverse chicche non semplici da trovare (tipo diverse referenze di Cantillon). Periodicamente, inoltre, vengono organizzate serate dedicate ai singoli birrifici con la contestuale presenza del birraio!
Conosco i gentilissimi proprietari, nei quali ritrovo quella competenza e la passione che cerco sempre quando entro in un locale che vende birra; merce rara di questi tempi e sopratutto dalle mie parti...

Chiacchierando piacevolmente, passo una buona mezz'ora in loro compagnia, gustando fra l'altro La Petite Princesse, table beer prodotta dai francesi della Brasserie Thiriez in collaborazione con i texani di Jester King. Il giovedì antecedente alla mia visita infatti, The Brew aveva ospitato il birrificio francese e quindi per me è stata un'occasione unica per assaggiare qualche produzione fresca di questa interessante realtà di Esquelbecq, specializzata fra l'altro in bière de garde, lo storico stile francese tipico della regione in cui ha sede il birrificio.

venerdì 28 aprile 2017

A Tu per Tu con...Marco Valeriani di Hammer

Ritorno in grande per l'angolo delle interviste di Diario Birroso! Ospite odierno della rubrica "A Tu per Tu con..." è Marco Valeriani, birraio di Hammer e fresco vincitore del prestigioso premio Birraio dell'Anno!


Marco Valeriani, bergamasco, classe 81, è uno dei birrai italiani più talentuosi e capaci che il nostro panorama può vantare. A dirlo sono le sue birre, che oltre a ricevere numerosi premi, colpiscono qualsiasi persona le abbia incrociate.
A suggellare, semmai ce ne fosse bisogno, il suo lavoro è arrivata la proclamazione, in gennaio, come Birraio dell'Anno 2016; l'annuale premio organizzato da Fermento Birra per decretare il birraio che nel corso dell'anno precedente si sia distinto per bravura, qualità e costanza.
a tu per tu con marco valeriana hammer intervista diario birroso blog birra artigianale

I novizi della birra artigianale lo avranno conosciuto, prima ancora del premio di Firenze, associato al birrificio Hammer, di cui vi ho parlato diffusamente in questo articolo.
Io invece ho iniziato ad apprezzarlo diversi anni fa, quando era in sala cottura presso il birrificio brianzolo Menaresta. Ne ho sin da subito apprezzato le doti, sopratutto in tema di birre di grande struttura luppolata. A mio avviso ha regalato una delle birre più eccellenti di tutto il panorama italiano: 22 La Verguenza, una double IPA intesa e profumata che ho adorato sin dal primo assaggio.

Ora è arrivato il momento però di lasciare la parola a lui, armatevi di una Wave Runner e leggete cosa mi ha raccontato!

Ciao Marco, é un onore ospitarti su Diario Birroso! Quale è stata la prima birra artigianale che ti ha fatto scoccare la passione e la voglia di cimentarti nella produzione?
È nato tutto per caso durante l’università. Io ai tempi già bevevo qualcosa di artigianale, andando ogni tanto al Birrificio Italiano e al Birrificio Lambrate. Ma non avevo mai pensato a produrmela. Un mio compagno un giorno mi portò una birra fatta in casa da lui da assaggiare. Poco tempo dopo ci provai anche io.


mercoledì 26 aprile 2017

Ritual LAB - La Bock

Prima volta del giovanissimo birrificio laziale Ritual LAB! La Bock è una solida interpretazione dello storico stile tedesco.

Ritual LAB - Growing&Brewing nasce a Formello nel 2013 e si pone l'obiettivo di formare giovani birrai, organizzando corsi di formazione pratica sia ad un livello amatoriale che professionale. Nel percorso di formazione di queste figure professionali, si avvale della collaborazione di esperti tecnici provenienti dalla prestigiosa Doemens Akademie di Monaco di Baviera, uno degli istituti più rinomati al mondo nel campo della formazione da birraio.
Ritual LAB - La Bock birra recensione diario birroso blog birra artigianale

Il "laboratorio" di Formello tuttavia non si esaurisce qui, ma comprende anche la coltivazione del luppolo, e ovviamente la produzione di birre, con la realizzazione di ricette sperimentali e metodi produttivi innovativi. Decidono così nel 2014 di iniziare a commercializzare le proprie creazioni come beerfirm, e dopo aver riscosso un notevole successo decidono di fare il grande passo, nel 2015, e mutare il proprio status in birrificio. Un passo doveroso e consequenziale per qualsiasi attività con solide basi e passione vera alle spalle. La sala cottura è affidata a Giovanni Faenza mentre le grafiche dell'etichette fra minimalismo, astrattismo e pittura metafisica sono realizzate dall'artista e tatuatore Robert Figlia.

lunedì 24 aprile 2017

Libando birroso 2017: streetfood e birra artigianale a Foggia

Ieri si è conclusa la quarta edizione di Libando, l'annuale evento che travolge il centro storico di Foggia in un vortice di sapori, profumi e colori!

Per il secondo anno consecutivo ho avuto il piacere e l'onore di supportare Libando come media partner e mai come quest'anno ho notato una grande partecipazione dal punto di vista della birra artigianale!
Libando birroso 2017: streetfood e birra artigianale a Foggia
Grani di Puglia! Questo è stato il file rouge dell'edizione appena conclusa, con master class incentrate su questo fondamentale ingrediente che hanno coinvolto personaggi del mondo gastronomico di altissimo livello, da Cristina Bowerman al "nostro" Peppe Zullo, tanto per citarne due.

martedì 18 aprile 2017

Milano artigianale. Parte II: Vetra e Scott Duff Pub

Secondo episodio del mio breve tour nella città meneghina. E' la volta del Fuorisalone con Vetra e dello Scott Duff!

La prima parte del resoconto sul mio recente weekend a Milano, si era conclusa con la serata al Birrificio Lambrate.
Dopo i bagordi del primo giorno, abbiamo iniziato la seconda giornata in maniera molto slow. Dopo aver gustato la famigerata e deliziosa pizza di Sorbillo, ci siamo recati in zona Porta Genova nel primo pomeriggio, dove, complice anche il Fuorisalone, c'erano una serie di eventi e stand interessanti.
Prima di fiondarmi nel pieno della manifestazione, ho fatto una fugace tappa al Beer Box Milano sito in via Savona, che per l'occasione era diventata una temporary tap room del Birrificio Rurale. Ho potuto così rifocillarmi con una deliziosa Seta Special, blanche al bergamotto davvero fresca e profumata, ideale viste le temperature che iniziavano a salire.
Milano artigianale. Parte II: Vetra e Scott Duff Pub birra vetra birrificio poppels blog birra artigianale
Nuova Darsena

A metà pomeriggio decidiamo di avviarci verso la Nuova Darsena, e in via Alessandria 3, presso Acqua su Marte era ospite Vetra!
L'evento ospitato in questo spazio era davvero molto interessante. In pratica all'ingresso ti veniva fornita un'etichetta vuota sulla quale dovevi ricreare o ideare da zero, il logo del birrificio Vetra. Ovviamente bisognava dare libero sfogo alla fantasia ma sopratutto al proprio estro artistico. Le mie abilità di disegno sono da sempre, prossime allo zero, pertanto mi sono limitato a ridisegnare il logo con colori diversi. Una volta terminata la creazione, avevi diritto ad una consumazione targata Vetra.
Qui c'è un bel report fotografico delle 319 etichette create nel weekend del Fuorisalone!

venerdì 14 aprile 2017

Cigar City - Vanilla Hazelnut Marshal Zhukov's Imperial Stout

Approda sul blog la Marshal Zhukov's, russian imperial stout dedicata a Georgij Žukov, il generale sovietico che ha guidato l'esercito di Stalin! 

Non è la prima volta che una imperial stout prende il nome da figure legate alla Russia; del resto è la storicità dello stile che ha permesso agli uffici marketing dei birrifici, di legare questi prodotti all'Unione Sovietica. Dagli omaggi a zar e zarine, agli eroi dell'aviazione (la Igor's Dream di Two Roads), fino alle figure mistiche tipo Rasputin, al quale sono state dedicate moltissime birre, fra cui questa.
Cigar City - Vanilla Hazelnut Marshal Zhukov's Imperial Stout birra diario birroso blog birra artigianale

Georgij Konstantinovič Žukov considerato tra i migliori generali della Seconda guerra mondiale, è stato definito come il "generale che non ha mai perduto una battaglia" e i soldati che combatterono sotto il suo comando lo ribattezzarono "Spasitél", il salvatore, e anche "Ariete", "Uragano", "Invincibile". (fonte

A lui Cigar City Brewing, birrificio di Tampa, in Florida, dedica una delle sue birre più rappresentative, la Marshal Zhukov appunto, inserendo la sua immagine persino in etichetta!
Pur avendo nella mia wishlist la versione base di questa birra, non ho potuto esimermi da cercare ed acquistare una delle varianti sul tema. Ratebeer ne conta ben sedici, compresa quella che mi sono trovato io fra le mani,con aggiunta di vaniglia e nocciole che ha visto la luce a fine 2016.

Considerati fra i migliori produttori americani di imperial stout, annualmente organizzano un mega festival per il rilascio della birra che ha fatto maggiormente le loro fortune, la  Hunahpu's Imperial Stout. Lo scorso 17 marzo si è svolto l'ottava edizione del Hunahpu’s Day con questa lista impressionante di birrifici, di cui uno solo italiano, il giovane Cr/Ak.
La storia di Cigar City parte nel 2009 ad opera di Joey Redner, figlio di Joe, padrone di uno strip club di Tampa e figura fondamentale nel mondo della lap dance. La storia del birrificio e del suo fondatore potete leggerla qui, io mi concentrerò su una vicenda che li ha coinvolti di recente.
Circa un anno fa infatti Cigar City, come spesso è accaduto e sta accadendo, fu individuato come target d'acquisizione da parte delle multinazionali della birra industriale. Il fabbisogno economico-finanziario e la voglia di espandersi maggiormente purtroppo, spesso, sono la molla che fa scattare la scelta di vendersi all'industria. Fortunatamente le cose non vanno sempre così e Cigar City fa saltare l'accordo con Ab InBev e viene acquisito da Oskar Blues, un altro birrificio craft.
I numeri che girano hanno dell'incredibile (circa 60 milioni di dollari) e ci forniscono una cartina tornasole sulla grandezza del movimento craft americano. Assurdo in Italia non solo pensare che un birrificio artigianale possa acquistarne un altro, ma sopratutto a quelle cifre. Un mondo davvero a parte, lontano anni luce dalle dinamiche nazionali e del Vecchio Continente.

mercoledì 12 aprile 2017

Milano artigianale. Parte I: Sloan Square e Birrificio Lambrate

Appena tornato dal mio breve ma intenso beertour a Milano, con tanti posti visitati e buone birre bevute; ecco il mio resoconto!

Se seguite la pagina Facebook del blog, vi sarete sicuramente accorti che ho trascorso il weekend passato in giro a Milano...naturalmente a visitare locali e bere buona birra artigianale.
Per non appesantire troppo il racconto ho deciso di dividerlo in diversi episodi, che idealmente corrispondono all'ordine cronologico delle visite e delle bevute.

diario birroso blog birra artigianale

Sono arrivato a Milano giovedì pomeriggio e ancora carico di bagagli mi sono fiondato in metro e ho raggiunto la fermata Cadorna; mi sono così fiondato allo Sloan Square. Io e il mio amico avevamo calcolato perfettamente i tempi e siamo giunti al locale in orario di apertura per occupare una seduta comoda, e goderci al meglio le birre presenti.
Il locale è strutturato su due piani, con 24 vie al piano superiore (di cui 12 hand pump) e altre 12 vie al piano sottostante dove si svolgono periodicamente concerti ed eventi musicali. Nel naso non vi bastassero le birre spillate, dietro al bancone del piano principale vi è un enorme muro pieno di frigoriferi con oltre 400 referenze, dalle più diffuse (molte BrewDog ad esempio) a quelle più rare (The Lost Abbey, Alaskan e via discorrendo).

giovedì 30 marzo 2017

Birrificio Lariano

Ritorna sul blog il Birrificio Lariano e lo fa con un articolo interamente dedicato alle sue produzioni!

Non ho mai nascosto i miei apprezzamenti per il lavoro e le birre del Birrificio Lariano, come accennato in questo articolo; ma da quando ho aperto il blog ho avuto modo di incrociarle soltanto nei festival. E' ora di colmare la mancanza divulgativa, visto che, con mia grande soddisfazione, da qualche mese riesco a trovare quasi l'intera gamma nel mio beershop di fiducia; avendo quindi la possibilità di berle e riberle con maggiore costanza.
Ho avuto fin da subito un impatto positivo con queste birre, sin dai primi assaggi diversi anni fa, quando il birrificio muoveva i suoi primi passi nel mondo della birra artigianale italiana.




Il Birrificio Lariano vede la luce a Dolzago, in provincia di Lecco, nel maggio del 2008 ad opera di Fulvio Nessi e Emanuele Longo, due homebrewers che decidono di abbandonare i propri percorsi lavorativi per puntare tutto sulla produzione della birra. Sin dagli inizi le produzioni spaziano fra i diversi stili di birra e iniziano a ricevere consensi anche a livello nazionale.
Inevitabile quindi l'upgrade dell'impianto e il connesso spostamento nel 2015 della sede a Sirone, sempre restando nella provincia di Lecco.
Quest'anno inoltre, Emanuele Longo si è piazzato al secondo posto nella prestigiosa classifica di Birraio dell'Anno.
Le attuali etichette, che raffigurano dei simpatici e coloratissimi animali, vedono la luce (credo-chiedo conferma o smentita) qualche tempo prima del trasferimento nella nuova sede.
Non sono un tipo che si lascia condizionare dalle etichette, ma sono onesto se dico che sono fra le etichette più belle che abbiamo nel panorama italiano. Il plauso per l'idea e la realizzazione, anche qui attendo eventuale conferma, è da fare a Laura Bossi ed Andrea Prenna.

lunedì 27 marzo 2017

Brasserie Dieu Du Ciel! - Rigor Mortis Abt

Ennesima creazione dei canadesi di Dieu Du Ciel! ad approdare sul blog. Stavolta ho stappato un'intensa quadrupel dall'inquietante nome Rigor Mortis ABT.


Sono sette le birre della Brasserie Dieu Du Ciel! che hanno trovato casa sulle pagine del blog, potete ripercorrere storia del birrificio e le mie note personali sulle bottiglie stappate, seguendo questo tag.

Il nome di questa quadrupel di ispirazione belga, mi aveva da sempre affascinato ma non ero ancora riuscito ad incrociare qualche bottiglia senza dover spendere un patrimonio prendendola dall'altra parte dell'Oceano.
Il rigor mortis (o rigidità cadaverica) rientra tra i fenomeni cadaverici consecutivi.
È una condizione peculiare della muscolatura (striata e liscia) consistente in uno stato di retrazione e di compattezza che suben­tra (fase d’insorgenza) gradualmente entro 2 o 3 ore ad una prima fase di flaccidezza che segue alla morte del soggetto.
Il lasso di tempo entro cui il rigor mortis si generalizza e raggiunge la massima intensità (fase di stabilizzazione) varia da 24 a 48 ore dopo il decesso. Essendo allora i muscoli sodi e difficilmente estensibili, l’atteggiamento del cadavere rimane fissato per un certo tempo, dopo il quale la rigidità si risolve. (fonte)
La Rigor Mortis Abt fa parte della serie Momentum, dodici birre prodotte una volta all'anno in corrispondenza dei dodici mesi. La quadrupel/Abt oggetto dell'articolo viene rilasciata nel mese di gennaio di ogni anno e occupa la posizione numero 23 nella classifica delle migliori quadrupel secondo il sito di rating Ratebeer. ed è proprio consultando questo sito e il suo immenso database che vengo a scoprire che di Rigor Mortis ne esistono diverse versioni. Oltre all'immancabile versione barricata, in tal caso esiste una versione che ha riposato in botti ex brandy, scopro che esistono altre sette tipologie che riprendono gli stili monastici più conosciuti, con qualche variazione sul tema, ad esempio una belgian ale passata in botti di pinot nero.

martedì 21 marzo 2017

Artigianale e industriale: convivenza possibile?

Oggi provo a dire la mia riguardo la vecchia ed annosa questione della possibile convivenza all'interno di uno stesso locale di birre industriali e birre artigianali.


Fugo subito ogni dubbio o equivoco derivante dal titolo: per me NON è possibile.
O meglio non è auspicabile, se non come un inizio verso un passo più grande.
Ma andiamo per gradi.

Qualche settimana fa, sul web birrario, si è discusso a lungo e in maniera anche abbastanza accesa sulla presenza o meno di alcune birre artigianali in locali con un'impostazione decisamente lontana da questo mondo.
Comprendendo bene che il nocciolo di quella questione non era la semplice coesistenza nello stesso locale di due modi di intendere e fare birra contrapposti. ha acceso, o meglio riacceso in me,  qualche riflessione pur spostandomi su altri livelli.

Artigianale e industriale: convivenza possibile? blog birra artigianale

Partiamo dal fatto che non è il luogo a fare la differenza! Non è lì che risiede il problema.
Negli Stati Uniti i grandi birrifici craft piazzano le proprie birre anche nei negozi delle area di servizio, oppure nei chioschi di street food. Onestamente l'idea di fare tappa in Autogrill e mangiare un camogli accompagnato da una buona birra italiana, non mi dispiace affatto, anzi!
Per la mia visione della birra, tutto gira attorno alla professionalità di chi la somministra, come spiegavo meglio in questo articolo.

lunedì 20 marzo 2017

Fuller's - Vintage Ale 2014

Ho stappato l'esemplare 2014 di una delle birre di punta dello storico birrificio inglese Fuller's; la possente Vintage Ale.

Non potete considerarvi appassionati di birra artigianale se non conoscete e sopratutto non avete mai bevuto una birra di Fuller's!
Ovviamente sto scherzando, chiarisco subito; ma sono abbastanza certo che se bevete già da qualche anno buona birra. avrete almeno sentito nominare una volta il birrificio inglese Fuller's.
Fuller's Vintage Ale 2014 birra recensione degustazione blog birra artigianale


Nato ufficialmente nel 1845 a Chiswick, nella parte occidentale di Londra, è uno dei birrifici inglesi più importanti. Con il passare del tempo, oltre a raccogliere numerosi premi in patria e non solo, il mercato delle birre Fuller's è cresciuto moltissimo, portando la società a gestire oltre 400 pub in tutto il Regno Unito. Capite bene  che ormai da anni il birrificio londinese non viene più considerato artigianale, non tanto per le grandi dimensioni e per la diversificazione del business, è doveroso precisarlo, ma perché ha scelto di piegarsi alle logiche della pastorizzazione in alcuni casi (bottiglie).
Tuttavia ci sono ancora delle produzioni che vale la pena cercare, trovare e gustare.

giovedì 16 marzo 2017

Hilltop Brewery - ZenZero

Debutto sul blog per un giovane birrificio laziale, fra i più promettenti di tutto il panorama italiano. La birra che bagna l'esordio su queste pagine è la ZenZero; il birrificio in questione è Hilltop!

Conor Gallagher Deeks lo avrete forse sentito nominare molto spesso qualche mese fa, a fine gennaio, quando è stato incoronato miglior birraio emergente 2016 nella manifestazione ideata da Fermento Birra svoltasi a Firenze.
In realtà io avevo già avuto modo di incontrare con piacere le birre prodotte da Conor e di convincermi che fosse un birraio davvero preparato. Dopo essermi letteralmente innamorato della stout che porta il suo cognome, di chiare origini irlandesi, ho incrociato anche sia la bitter della casa, Barry's Bitter sia l'ottima Belle Blonde!
Hilltop Brewery ZenZero birra recensione blog birra artigianale

E' tempo di ampliare i miei assaggi e di provare qualcosa che esca dagli stili anglosassoni che certamente sono i fiori all'occhiello del birrificio Hilltop.
Eccomi allora a intercettare la prima birra di stampo belga prodotta in quel di Bassano Romano; la ZenZero, una belgian golden strong ale di 8,5° aromatizzata (0,8%) allo zenzero!

martedì 14 marzo 2017

Cosa e dove ho bevuto durante la Settimana della Birra Artigianale 2017

Settimana della Birra Artigianale, ormai una piacevole istituzione per l'Italia brassicola; impossibile quindi non prendere parte a questa grande festa ed approfittare per bere qualcosa!

Da sette anni l'Italia artigianale attende tutto l'anno la settimana più birrosa per festeggiare ed onorare la sacra bevanda che tanto ci appassiona! L'idea e l'intuizione di Andrea Turco di Cronache di Birra è stata molto semplice ma efficace: riunire tutta l'Italia brassicola in un unico grande bancone lungo una settimana intera. Prendere parte a questa grande festa è semplicissimo: avere voglia di bere buona birra e divertirsi! Nel corso degli anni gli aderenti sono aumentati in maniera esponenziale e ormai trovare un locale che non aderisca a questa iniziativa diventa davvero un arduo compito. Merito quindi della coinvolgente organizzazione che di anno in anno ha attirato un numero sempre maggiore fra appassionati e locali.

Io prendo parte a questa festa dagli albori, e da quando ho fondato Diario Birroso, ne approfitto per raccontarvi le mie scorribande durante questa settimana, qui e qui trovate i resoconti dei due anni precedenti.
Non posso non partire dall'unico locale di Foggia che ha aderito alla Settimana della Birra Artigianale: lo Zapoj! Da qualche anno infatti è uno dei pochissimi pub della mia zona che ha deciso di puntare molto sulla buona birra abbinata ad un'eccellente cucina che si colloca a metà fra il classico pub e una braceria di livello. Ad un impianto di spine a sei vie con un paio di queste che variano quasi mensilmente, offre anche una studiata selezione di bottiglie che viene aggiornata a seconda delle novità. Quella che ha inaugurato questa settimana è stata la doppietta Hammer, la Spring e la Wave Runner, di cui vi ho rispettivamente parlato in questo e quest'altro articolo. Se mi seguite da un pò, avrete certamente letto le mie lamentele riguardo all'arretratezza in fatto di birra artigianale del mio territorio; quindi mi crederete se considero una grande conquista trovare in un pub alcune referenze di Hammer, uno dei birrifici più importanti d'Italia!

Come avrete letto sulla pagina Facebook del blog, tuttavia la birra che ha inaugurato la mia settimana è stata la Stonehenge di Lariano, una profumata e morbidissima rye IPA con note fruttate e citriche e qualche suggestione di balsamica! Ancora una birra fresca e luppolata e ancora a firma di Lariano; con amici abbiamo stappato la Vergött, una delicata white IPA che coniuga note speziate ed acidule tipiche delle witbier, e sentori agrumati, di arancia amara e lime.
Una delle birre più strane che ho incrociato in questi giorni è senza dubbio la Heavy Water di Bearvertown, birrificio inglese mai banale, di cui ho assaggiato ottime cose ma anche produzioni poco riuscite secondo i miei gusti. La lattina di Heavy Water, curatissime come da copione, recita inequivocabilmente sour cherry and sea salt imperial stout.  Smaltito lo sbigottimento iniziale decisamente studiato dall'attivissimo reparto marketing del birrificio londinese, mi trovo di fronte una birra nera come la pece, con una ricca schiuma cappuccino. Il naso è un mix di note tostate e sentori aspri di frutta a bacche rosse. In bocca ricalca quanto avvertito al naso riuscendo ad essere equilibrata e gradevole nonostante gli elementi in gioco siano così particolari. Non semplicissima da bere, anche per i suoi nove gradi alcolici, ma sicuramente una birra da provare.

martedì 7 marzo 2017

Dry & Bitter/Hoppin' Frog - Old School Baltic Porter

Debutto sul blog per una delle tante beerfirm danesi: Dry&Bitter che firma il suo esordio su queste pagine con una deliziosa baltic porter!

Danimarca, terra che più di ogni altra, negli ultimi 4 anni ha lanciato una serie innumerevole di beerfirm, senza dubbio seguendo le orme del birrificio gipsy per eccellenza Mikkeller.
La storia di Dry&Bitter però è molto più complicata, ed è stata riassunta come sempre in maniera impeccabile dal blog UBAG-UNA BIRRA AL GIORNO a questo link.

Dry & Bitter/Hoppin' Frog - Old School Baltic Porter birra recensione diario birroso blog birra artigianale

Dry&Bitter vede la luce nel 2015 ad opera di Søren Wagner e Jay Pollard, già proprietari di uno dei locali più interessanti di Copenhagen, Fermentoren. Ad inizio dello stesso anno i due ragazzi avevano rilevato il birrificio Ølkollektivet, uno dei maggiori contoterzisti di tutto il sottobosco di beerfirm danesi. Le birre prodotte seguono, manco a dirlo, i trend  dettati dai beergeek, ossia birre straluppolate e imperial stout di grande statura alcolica.
Dalla grafica elegante e dai nomi accattivanti, conobbi le birre di Dry&Bitter dopo qualche mese dalla loro apertura, rimanendo piacevolmente colpito dalla pulizia e dalla grazia di alcune birre, in particolare la Christian Bale Ale.
Da metà dello scorso anno, le bottiglie targate Dry&Bitter arrivano in Italia con regolare frequenza, anche, devo dire, a prezzi abbastanza adeguati rispetto a molte altre birre scandinave.
Ho intercettato così la Old School Baltic Porter prodotta in collaborazione con il birrificio dell'Ohio Hoppin' Frog, maestro sopratutto nella produzione di stout e porter molto alcoliche e complesse.

lunedì 6 marzo 2017

Il mestiere del publican

Qualche riflessione sul mestiere di publican.

Oggi inizia la Settimana della Birra Artigianale e io voglio buttare giù qualche pensiero in relazione ad una delle figure più importanti dell'intera filiera della birra: il publican.

Mutuato dalla tradizione inglese, la parola publican, ossia il gestore/proprietario di un pub, viene utilizzata ormai anche in italiano. Tuttavia è una parola spesso abusata, e a mio modesto avviso, poche sono le figure che possono fregiarsi di questo titolo. Eh si, perché non basta possedere un locale, mettere quattro birre in croce per diventare un buon publican!

Diversi anni fa mi piacque molto uno scritto del blog Hoppy-Hour, che attualmente credo sia stato chiuso, una sorta di inno al publican perfetto. Qui è stato riportato integralmente qualora vogliate leggerlo. E' uno scritto attualissimo, con cui mi ritrovo totalmente in accordo.

Uno degli elementi fondamentali, oltre alla conoscenza del prodotto e all'estrema competenza in materia, è la passione. Occorre davvero porre l'accento su questo elemento a mio avviso imprescindibile. Appassionarsi alla birra artigianale 15 anni fa voleva dire fare un salto nel vuoto, rischiare tutto per il solo amore e la sola passione verso questa bevanda. Io ricordo ancora uno dei pub storici del mio territorio e il suo compianto proprietario, che dovette inserire nel suo menu anche birre industriali per evitare di attirarsi le ire dei clienti. Era l'epoca in cui avere una seppur piccola selezione di birre belghe in un locale, qui, nel profondo Sud Italia, era motivo di orgoglio e di vanto. Magari non era remunerativo, ma per chi ha passione può bastare anche poco per sentirsi ripagati ed appagati. Ero appena maggiorenne forse, e la birra ancora non faceva parte della mia vita come oggi, ma scovare una tantum, in quel posto, qualche birra dall'etichetta particolare e dai sapori diversi, era un diletto che mi piaceva moltissimo. 

giovedì 2 marzo 2017

Ancora juicy. DIPA v11 e Session IPA Wai-iti di Cloudwater e Tasty Juice di Lervig

Approdano sul blog altri due esempi delle cosiddette New England IPA che stanno letteralmente spopolando anche in Italia fra appassionati ma anche fra i birrai italiani che iniziano a cimentarsi sempre di più con questo particolarissimo stile-non stile.

Altro giro, altra corsa e in meno di un mese ritorno a parlarvi di New England IPA.
Argomento ormai sdoganato anche fra i neofiti, che ha incuriosito persino chi di birra non ci capisce nulla ma corre dietro alla moda del momento; in tal caso le juicy/cloudy o IPA torbide che dir si voglia. Ma non è di questa fastidiosa deriva che voglio parlarvi...
Ancora juicy. DIPA v11 e Session IPA Wai-iti di Cloudwater e Tasty Juice di Lervig diario birroso blog birra artigianale

Dopo aver letto in lungo e in largo, dopo essermi confrontato con birrai ed addetti ai lavori, in questo articolo ho provato a dire la mia su questo vero e proprio fenomeno.
Siccome io sono dell'idea che per quanto si possa leggere e confrontarsi, l'esercizio più utile nonchè quello più piacevole resta quello della bevuta, appena ne ho l'occasione cerco di assaggiare le interpretazioni europee che via via stanno uscendo, selezionando ovviamente quelle da cui mi aspetto un valore aggiunto sul tema.

Dopo Brewski e Stigbergets, dobbiamo restare in Scandinavia e spostarci in Norvegia, da Mike Murphy, Lervig, pioniere delle birre luppolate in Italia e birraio che apprezzo moltissimo.
La sua Tasty Juice , in una generosa lattina da mezzo litro, sta riempiendo da qualche settimana i beershop più forniti di Italia, così ho pensato di recuperarne qualcuna per farmi una mia idea. Lo so, è un brutto lavoro, ma qualcuno deve pur farlo...XD
Scherzi a parte...la ricetta prevede malto Golden Promise, frumento e avena, lievito Vermont Ale e una batteria luppolata affidata a Mosaic, Equinox e Citra, utilizzato anche in doppio dry hopping come specificato in etichetta.
Perfettamente (mi viene un pò da ridere a scriverlo...ma tant'è) torbida, dai toni fortemente aranciati, forma un sottile strato di schiuma di scarsa persistenza. Tempo 1 minuto e nel bicchiere vi troverete un vero e proprio succo di frutta. Visivamente vi starete chiedendo voi? Non solo! Non bisogna nemmeno avvicinare troppo la pinta al naso per avvertire tutta la potenza fruttata di questa Tasty Juice. Sfilano allegramente pompelmo, mango, arancia sanguinella, ananas maturo. In bocca si presenta vellutata, con una carbonatazione limitata e una consistenza palatale davvero gradevole. Ritrovo in prima battuta il mango e il melone, poi piano piano arriva l'ondata di agrumi con una buona dose di amaro finale. Eccellente interpretazione, senza alcun dubbio, si colloca fra le migliori interpretazioni dello stile fino ad ora prodotte in Europa.

mercoledì 22 febbraio 2017

The Orkney Brewery - Dark Island Reserve

Direttamente dalle isole Orcadi ul blog arriva la Dark Island Reserve, una ale di stampo scozzese che fa dell'eleganza e dell'equilibrio il suo biglietto da visita.

Quello di The Orkney non è certo un nuovo arrivo sulle pagine di questo blog!
Il birrificio sito nelle isole Orcadi, dal 2006 di proprietà della Sinclair Brewers, è una delle più solide realtà quando si parla di ale scozzesi.
La loro storia potete leggerla in questo vecchio articolo dedicato ad una delle loro birre più rappresentative, la Skull Splitter.
In breve, Roger White e sua moglie nel 1988 decidono di riportare in auge la tradizione brassicola scozzese mettendo in piedi un birrificio in un ex edificio scolastico in stile vittoriano a Quoyloo, nella parte sud-occidentali di Mainland, l'isola più estesa dell'intero arcipelago delle Orcadi.
diario birroso blog birra artigianale
Dopo la fusione con la Atlas Brewery (fondata nel 2002) e la nascita di Highland & Islands Breweries nel 2004, The Orkney non visse un periodo molto felice culminato con il fallimento della nuova società. Per evitare il tracollo e la chiusura definitiva, a partire dal 2006 entrambi i birrifici vengono acquisiti dalla Sinclair Brewers.